Parlando del lavoro di Luca Rossini, vi sono due immagini che ho voluto mettere a confronto per sottolineare quella che credo sia la caratteristica predominante della sua personalità fotografica. Nella terza, volevo invece solo mostrare la raffinatezza estetica nella gestione della luce, la composizione estremamente equilibrata, la bellezza dell’immagine come risultato della sapienza nell’uso del mezzo quanto della capacità dell’occhio prima di tutto di osservare.
Ma, tornando alle altre due immagini, si può fare un parallelismo. Un bagno e una cucina. Un’immagine non dico globale ma comunque spazialmente estesa, e una concentrata specificatamente nel particolare. In maniera diversa, entrambe le foto mostrano una profondità. Una riflessione che, svelando ciò che è alle nostre spalle, crea una fuga davanti; uno sfocato, con una luce avversa, che attraverso quelle -credo- veneziane, lascia intuire uno sfondo al di là. Le tonalità sul marrone e grigio da un lato, dominate dal blu dall’altro. Due foto che si contrastano e si contrappongono in ogni cosa. Ma la ciliegina sulla torta, quell’aggiunta che crea il culmine del climax dell’ironia è costituito dal fatto che nella foto del bagno, la perfetta simmetria e la riflessione nello specchio suggerirebbero la presenza dell’immagine riflessa del fotografo. Ciò che si avverte è proprio la sua assenza, nascosto dalla mancanza di specchio al centro. Di fatto, gli occhi, il cervello, avvertono questa assenza. Di contro, nella foto in cucina, non c’è alcun preavviso né alcun indizio che possa giustificare e farci intuire la presenza del fotografo, che invece è riflesso nel meno opaco degli utensili pendenti. Come uno scherzo, un nascondino, come se dicesse “pensavate di trovarmi qua? E invece sto di là!”. Trovo che questo parallelismo sia perfetto per mostrare la tipologia di ironia che contraddistingue le fotografie di Luca, un’ironia acuta, non polemica, non crassa, ma fine e mirata. Questo nascondino, inoltre, mostra il lato più autentico della fotografia, ovvero quell’aspetto ludico fondamentale, perché se la fotografia non è un piacere innanzitutto per chi la scatta, è impensabile che possa essere piacevole per chi la osserva.
Infine, ritornando alla terza immagine, senza spendere troppe parole sull’organizzazione della composizione, su regole dei terzi e cose simili, trovo utile sottolineare lo stupendo effetto dell’illuminazione. Scrivere con la luce, d’altronde, è fotografare. Trovo fenomenale, starei ore ad osservarlo, quel cane il cui dorso è perfettamente illuminato mentre il resto del corpo è in ombra. Il contrasto tra luce e ombra in un solo elemento, permette di vedere le differenze delle due soluzioni. La luce mostra la composizione strutturale dell’elemento, l’ombra cancella la sua costituzione e evidenzia solo la sagoma. Curioso che il cane sia proprio un dalmata, che con le sue macchie bianche e nere permette un ulteriore divertimento nell’osservazione del gioco tra zone bianche e zone nere.
C.


























